Specchio delle mie brame

Parlare di bellezza forse non è tra le cose più originali, ma resta, senza dubbio, una necessità profonda. La mancanza di bellezza, osserva lo psicoanalista Luigi Zoja, genera una sorta di carestia invisibile ma devastante, capace di lasciare l’anima affamata. Perché il bello, come il bene, è un bisogno primario, antico, archetipico.

Nella cultura greca, l’estetica non era separata dall’etica o dalla giustizia: tutte rispondevano al desiderio umano di elevarsi, di andare oltre la mera sopravvivenza. Per Platone, “il bello è lo splendore del vero”. Ma di quale verità stiamo parlando?

Per Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”. E nelle fiabe, non a caso, è proprio la bellezza — spesso legata all’amore — a rompere incantesimi e trasformare i destini: il principe ranocchio torna uomo con un bacio, il malvagio si redime grazie all’amore della bella principessa. Perché, come scrive San Paolo, “l’amore rende belli”.

Anche Kahlil Gibran ci ricorda che “l’aspetto delle cose varia secondo le emozioni; così noi vediamo armonia e bellezza in loro, ma in realtà magia e bellezza sono in noi”. È dunque il nostro sguardo, il nostro sentire, a creare bellezza: dentro e fuori di noi. L’armonia esteriore dovrebbe essere il riflesso di un io autentico, unico, e per questo profondamente bello.

La bellezza, infatti, è fatta di immagini, ma anche di tutto ciò che non si vede. È uno sguardo, un dettaglio, un gesto. Può essere universale e macroscopica, o minuscola e nascosta in un particolare. I modelli estetici ci sono sempre stati, ma cambiano nel tempo, si trasformano, si moltiplicano — oggi più che mai, grazie ai media e alla popolarità di personaggi pubblici che ne propongono continuamente di nuovi.

Forse proprio questa moltiplicazione è una forma di libertà. Eppure, accanto a questa libertà, permane l’antico inganno di associare la bellezza esclusivamente alla giovinezza: un ideale irraggiungibile che spesso alimenta ossessioni e distorsioni.

Ma la verità è che il nostro viso che invecchia, il nostro corpo che cambia con le stagioni della vita, sono i segni più autentici del nostro cammino. Raccontano la nostra storia: i pensieri, i sogni, le emozioni vissute. Come in natura — dove è bello il seme, il bocciolo, il fiore e il frutto — anche noi attraversiamo fasi diverse, tutte portatrici di senso e di bellezza.

Un altro binomio che lega la bellezza al disagio, nella nostra epoca, è quello con la magrezza. Un ideale fragile e pericoloso, che dimentica quanto la bellezza vera sia sempre, prima di tutto, un’espressione di vita, di verità, di armonia interiore.